Il Mondiale è ancora agli ottavi di finale, ma il calcio italiano si rimette già in moto. Tocca alla Juve guidare il gruppo: dopo il disastro della scorsa stagione, che l’ha costretta al preliminare di Europa League (andata il 29 luglio, ritorno il 5 agosto), è la prima squadra a cominciare la preparazione. Il ritrovo è fissato per giovedì sera a cena in un hotel di Torino. Venerdì visite mediche e presentazioni, compresa quella delle nuove maglie: la bianconera avrà per la prima volta le strisce con i bordi a zig-zag. Sabato mattina la partenza per il ritiro di Pinzolo: primo allenamento alle 18. Le amichevoli: 11 luglio (Pinzolo) con l’Universitatea Craiova (Romania), il 15 (Rovereto) con l’Al Nassr (Arabia Saudita), il 18 (Lubecca) con l’Amburgo (Germania). Durante la seconda parte del ritiro, dal 20 al 26 probabilmente a Châtillon, altro test, a Salerno, con i francesi del Lione.
La nuova Juve, va da sé, è un cantiere aperto. Fuori dal campo è cambiato tutto: presidente (Agnelli), area sportiva (Marotta dg, Paratici capo osservatori e coordinatore tecnico, Rossi responsabile settore giovanile), allenatore (Del Neri), staff tecnico, staff medico e responsabile della comunicazione. In campo, tutto dovrà cambiare: ma in questo caso i tempi della rivoluzione sono più lunghi. Ecco perché la squadra che fra cinque giorni comincerà a sudare agli ordini di Del Neri - e molto probabilmente giocherà la prima partita di Europa League a Modena, perché l’Olimpico è occupato dagli U2 - sarà diversa da quella che a fine agosto debutterà in campionato, con l’imperativo di mettersi alle spalle i tanti record negativi aggiornati l’anno scorso. «Il tecnico dovrà riportare disciplina e cultura sportiva nello spogliatoio», ha ordinato Agnelli, dando l’idea di quanto profonda, alla fine, sarà la ristrutturazione.
Se i volti nuovi sono già cinque - Pepe, Storari e Lanzafame, più Martinez e Bonucci attesi oggi a Torino per visite e firma - i vecchi sono ancora troppi. Finora sono stati ceduti solo giocatori che già l’anno scorso non erano alla Juve, ad eccezione di Cannavaro (fine contratto): Molinaro allo Stoccarda, Almiron al Bari, Criscito al Genoa, Mirante al Parma, Ariaudo al Cagliari, prestissimo Tiago all’Atletico Madrid («C’è l’accordo», spiega Enrique Cerezo, numero uno dei «colchoneros»). Ma la nuova squadra, nei piani, andrà costruita attraverso la cessione di chi non rientra nel progetto. Per ora, molto fumo e pochissimo arrosto, anche perché la vecchia guardia è coalizzata nel puntare i piedi, protetta da contratti lunghi e/o stipendi d’oro. «Devono darci una buonuscita o trovarci una sistemazione gradita, altrimenti restiamo», spiegano quasi in coro molti dei loro procuratori.
Vendere è difficile, volendo scegliere un eufemismo. Marotta, che pur di piazzare altrove qualche senatore si sta arrampicando sugli specchi, lo sa bene. Trezeguet (stipendio da 4,5 milioni all’anno fino al 2011) ad esempio considera solo Liga o serie A e rifiuta il River, Poulsen (3,3; 2012) dice no al Galatasaray, Grygera (1,8; 2012) all’Amburgo. E così via. Molti degli indesiderati si presenteranno dunque regolarmente giovedì, mentre i nazionali italiani sono attesi tra il 16 e il 18 luglio. Più avanti, chi farà altra strada in Sudafrica. Il risultato? Del Neri rischia di avere una rosa extra-large: al momento in prima squadra ci sono 29 giocatori.
Eppure la Juve ne cerca ancora per completare la metamorfosi: saranno assunti due terzini (a destra è molto probabile l’arrivo di Motta dall’Udinese, a sinistra piace Aogo dell’Amburgo), uno o due difensori centrali (Marquez o Mexes o entrambi se dovesse essere sacrificato Chiellini), un altro esterno (Krasic, con il quale c’è già un accordo, se il Cska non tirerà troppo la corda; Elia e Riera le alternative), un attaccante se partirà qualcuno tra Trezeguet, Iaquinta e Amauri. Edin Dzeko, 48 gol negli ultimi due campionati col Wolfsburg, è il primo obiettivo. Ma costa almeno 32 milioni: la cifra già offerta dal Manchester City e rifiutata dai tedeschi.
(fonte: La Stampa)
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Massim. |
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