sabato, 6 febbraio 2010

Luciano Favero: da Platini a portaborse del golf

Archiviato in: Juventus, juve_ieri, personaggi_in_bianconero — Massim. @ 16:04:17

Questa mattina su La Stampa ho letto un’intervista ad un giocatore a cui sono molto affezionato. Non era un Gentile ma faceva parte della Juventus di quando ero bambino. Si dicono molte cose in quella intervista  e ve la riporto integralmente.
Leggetala pensando che nel suo "piccolo" Favero è stato campione d’Italia, d’Europa e del Mondo.

Che fine ha fatto il terzino operaio con i baffi spessi e la croce d’oro al collo? «Sono tornato a vivere a casa, vicino a Venezia, in un paese che si chiama Santa Maria di Sala. Per guadagnare un po’ faccio il caddy al golf club della zona, cioè porto la borsa e offro sostegno ai giocatori».
Non ci sono più terzini come Luciano Favero: cagnacci ruvidi, cattivi il giusto senza fare scena, uno che a trent’anni ne dimostrava quaranta (rispetto a certe ballerine di oggi). Carriera in provincia: Varese, Messina, Salernitana, Siracusa, Rimini, Avellino, gradino dopo gradino, fino alla Juventus. Lui, al posto di Claudio Gentile. In squadra con Platini, Boniek, Cabrini, Tardelli. Era il meno famoso, lo è rimasto. Oggi ha 52 anni, non si è riciclato. Mai fatto il commentatore: «Ho un carattere schivo. Non ho preso nemmeno il patentino da allenatore di terza categoria. Non mi ci vedo ad insegnare agli altri. Sono troppo tranquillo, troppo chiuso». E infatti, questa è la lunga intervista di un uomo di poche parole.

Signor Favero, come si vive fuori dal calcio?
«È dura. Manca molto stare con i compagni. Gioco ancora a livello amatoriale, tengo il fisico a bada e mi diverto».

Qual è il ricordo più bello?
«Mi emoziona pensare di aver giocato la finale di Coppa Intercontinentale al posto di Gaetano Scirea: era infortunato. E solo chi l’ha conosciuto può capire quale onore sia stato per me».

Il ricordo più brutto?
«L’Heysel, senza dubbio: ma davvero non ci avevano spiegato quello che era successo. Non avevamo capito la gravità».

Chi è rimasto amico?
«Tacconi e Vignola, più di tutti: arrivavamo da Avellino. Ma resta soprattutto un forte senso di appartenenza, un orgoglio. Ancora adesso i tifosi mi dicono: “Quella sì, era una Juve”».

Quella di oggi è la peggiore di sempre?
«Non capisco: i giocatori ci sono. Hanno fatto alcune partite bellissime, poi niente. Spariti».

Avrebbe preso Zaccheroni?
«Serviva una smossa, le ultime partite erano inguardabili».

Problemi psicologici?
«Una volta ci facevano meno storie: giocavamo e basta. Al resto pensavano il Trap e Boniperti»

Mai preso un cazziatone?
«Non per i comportamenti fuori dal campo, si rigava dritto. Sapevi che c’erano nove nazionali, sapevi quello che dovevi fare: seguivi l’esempio».

Qual era la vostra forza?
«Lo spogliatoio: stare sempre insieme, andare d’accordo. Piccoli litigi potevano capitare, è normale, ma finivano lì. Noi non andavamo nemmeno alla Domenica Sportiva».

Qual è il ricordo di Platini?
«Finale dell’Intercontinentale del 1985. Segna un gol pazzesco, bellissimo, festeggiamo e glielo annullano. Michel si sdraia sull’erba e si sorregge la testa incredulo, quasi sorridendo. Lui era così: un campione che sapeva sdrammatizzare».

Come si fa a lasciare il calcio senza soffrire troppo?
«Te ne devi andare quando non ce la fai più. Ma non bisogna restare soli, abbandonarsi a se stessi. Devi vedere persone e continuare, su qualche campo, a inseguire un pallone».

Quando ha ricominciato a lavorare?
«Da otto anni. Ho avuto problemi economici, una separazione. Comunque stare fermo tutto il giorno non fa per me».

Se non avesse fatto il calciatore?
«Avrei lavorato in fabbrica. A 16 anni ero assunto nell’officina metalmeccanica del mio paese. Avrei continuato a fare tranquillamente l’operaio».

Dove si è trovato meglio nel suo giro d’Italia?
«Per me Avellino era il massimo, si figuri la Juve e Torino. Ma mi sono trovato bene dappertutto: erano anni in cui in serie C portavamo 25 mila spettatori allo stadio».

Il doping?
«Penso che non serva a niente. In ogni caso, sono tranquillo: non mi hanno mai dato nulla».

Veline e calciatori?
«Le discoteche c’erano anche una volta, ma non ti facevi vedere in giro. Stavi più accorto, non tornavi alle quattro del mattino. Però adesso le tentazioni si sono moltiplicate».

Cos’è lo stile Juve?
«Saper stare al tuo posto, mentre la società pensa a tutto il resto».

Esiste ancora?
«Bettega l’ha vissuto sulla pelle, lo riporterà di sicuro».

Stipendio degli anni d’oro?
«Sui 35-40 milioni al mese, più premi in caso di vittoria, e vincevamo spesso. Adesso sono stipendi esagerati: le società dovrebbero mettere un freno».

Con Boniperti com’era?
«Diceva una cosa ed era quella: potevi trattare e tirarla per le lunghe, ma alla fine era così».

Il giocatore più forte che ha marcato?
«Tanti: Maradona, Van Basten, Mancini, Vialli. Io giocavo sull’anticipo, se li perdevo ero finito. Ma più di tutti, ho patito Spillo Altobelli: dormiva per 89 minuti e poi segnava».

Cosa serve per emergere quando non si hanno piedi sopraffini?
«Costanza, fame, voglia, sapere fare sacrifici. Io vedevo solo calcio. Sempre calcio. Anche quando tornavo da scuola, mi fermavo in piazza a giocare. Ma siamo sinceri: il lavoro duro è un’altra cosa. Mio padre faceva la campagna, mia mamma lo aiutava. I miei cinque fratelli sono rimasti in fabbrica».

Che auto aveva alla Juve?
«L’Alfa 164».

Adesso?
«Una Kia».

Ha un rimpianto?
«No, rifarei tutto quello che ho fatto».

(da La Stampa)

Pubblicato da Massim. | Commenti (1)

Tag: personaggi in bianconero, juve ieri

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domenica, 1 novembre 2009

e pensare che ieri sera dovevo lavorare

Archiviato in: Juventus, juve_domani, juve_ieri, juve_oggi, varie_e_personali — admin @ 12:40:00

Questo è il mio esordio su JBC, ma sono troppo sconvolto ed ho bisogno di condividere con voi altri...

Ho visto una squadra che gioca a sprazzi
Ho visto una squara che di brasiliano ha solo l'inconcretezza;
Ho visto una squadra traballare di fronte ad un'altra piuttosto scarsa;
Ho visto un allenatore non sapere per l'ennesima volta cosa fare;
Ho visto una squadra progettata per lo scudetto fare in un mese e mezzo gli stessi punti di una provinciale progettata per salvarsi;
Ho visto una difesa ridicola;
Ho visto il giocatore del salto di qualità non fare mai la differenza;
Ho visto una squadra che ormai mi ha stancato, che lo scudetto non lo vincerà mai, perchè non ha la mentalità vincente di prima, perchè l'inter è troppo più forte e perchè nascondersi dietro l'alibi del bel gioco è ridicolo.
Ho visto una squadra che farebbe bene a cambiare prima di compromettere un campionato che avrebbe dovuto vederla vincente.

forse avrei fatto meglio a lavorare...forse qualcun altro dovrebbe pensare di trovarsi un lavoro vero o quantomeno considerare quello che fa un mestiere e non un divertimento.

Pubblicato da 98percento | Commenti


Tag: varie e personali, juve domani, juve oggi, juve ieri


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mercoledì, 7 ottobre 2009

Jean Claude Blanc è il nuovo presidente della Juventus F.C.

Ora è proprio ufficiale. Il nuovo presidente della Juve sarà Jean Claude Blanc, attuale amministratore delegato. Blanc, che manterrà anche l'attuale incarico, prende il posto di Cobolli Gigli. Così ha deciso la Exor, la società d'investimento azionista di maggioranza, controllata dalla Famiglia Agnelli. " Posso confermare che Jean Claude Blanc verrà nominato presidente esecutivo", ha annunciato il presidente John Elkann. "Sono grato a Giovanni Cobolli Gigli per questi 3 anni che sono stati 3 anni duri. Ed è anche grazie a lui che Blanc ora potrà assumere il nuovo incarico. Non è una novità, è un fatto nuovo".

Che dire, di Giovanni Cobolli Gigli, ormai ex presidente della Juventus, ricorderò poco. Non è stato certo un presidente amato e le sue uscite fuoriluogo, i suoi modi di fare ambigui, non sono mai andati a genio a noi tifosi.
Eppure qualcosa di lui ricorderò. Ricorderò, credo per sempre, la prima volta che ho sentito nominare il suo nome associato a quello della Juventus. E' successo proprio qui, sulla pagina di questo blog.
Era l'estate del 2006, ricordate? L'estate che nessuno di noi avrebbe voluto vivere. Il nome di Cobolli apparve per la prima volta in un'Ansa nel tardo pomeriggio di un giorno di fine giugno. In quel periodo, ll nome e la storia della Juventus erano presi a sassate da una "Santa" Inquisizione fin troppo sospetta: Calciopoli, poi Falsopoli.
La corpulenta figura del "Commissario" Sant'Albano, unico punto di riferimento della Società prima di Cobolli, metteva i brividi perchè da più parti già si malignava di una possibile retrocessione in Serie C. Cioè della fine di quella cosa bellissima che ognuno di noi ama fin da bambino: la Juventus.
Così, quando sul monitor delle news comparve quel nome, ve lo confesso, ero sollevato. Perchè? Beh, non sapevo chi era, però per lo meno la Juventus aveva di nuovo un presidente. Se pensate che ciò che scrivo sia una follia avete ragione, però vi ricordo che a quei tempi, la cara Vecchia Signora era stata lasciata letteralmente al suo destino da un vuoto di potere e da un silenzio, alle valeghe di accuse che le piovevano addosso, a dir poco imbarazzante.
Ricordo che postai la notizia su JBC. L'atmosfera era elettrica come mai e gli animi erano tesi come corde di violino. Ricordo Nomad (a proposito, fratè, dove sei finito???) che domandava: "ma almeno qualcuno sa se questo signore è juventino?".
Ecco, credo che tutto ciò che mi ricorderò di lui è in queste righe. Non le uscite fuori luogo che voglio dimenticare, non la presa di distanza con la Triade, non il "Noi ci diamo l'obiettivo di essere vincenti, simpatici, trasparenti".
Solo l'ebbrezza di un tardo pomeriggio d'estate, la tenace speranza nella voglia di un ritorno alle glorie di un tempo. Quella che ancora e per sempre mi lega alla nostra Juventus.
Buon lavoro monsieur Blanc.

Pubblicato da Massim. | Commenti (10)


Tag: racconti e parole, calciopoli, personaggi in bianconero, juve oggi, juve ieri


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martedì, 8 settembre 2009

Il disegno dietro calciopoli, eliminare Andrea Agnelli

Archiviato in: Juventus, calciopoli, juve_ieri — Massim. @ 08:03:44

A nessuno sarà sfuggita la combinazione di alleanze che ha dato vita alla scuola di alta formazione per manager, inaugurata nei giorni scorsi a Torino. 
Tra le aziende partner si ritrovano la Fondazione Agnelli, quale capofila, e per essa John Elkann, e la Fondazione Pirelli, ovvero il suo presidente Marco Tronchetti Provera, protagonista di una lotta accesa, senza esclusione di colpi, quando Tronchetti Provera significava anche Telecom, intercettazioni, Polis d’istinto.
Dulcis in fundo, direttore della Scuola Gustavo Bracco, Capo del personale di Telecom di allora con poteri di acquisire le prestazioni di Cipriani. Sorpresa serale, infine al TG1, ripresa della conferenza di presentazione: appare John Elkann e, accanto a Franzo Grande Stevens sedeva, udite udite, Marco Tronchetti Provera.
Vecchia conoscenza sì, dicono quelli di Ju29ro, proprio quel signore che candidamente confermò al Giudice Napoleone come, nell’epoca in cui dirigeva Telecom Italia, Tavaroli avesse messo in moto una “macchina spropositata” contro la “squadra di Moggi”. La squadra, si dà il caso, non era di Moggi ma della Exor (all’epoca Ifil), ovvero degli Agnelli. Nulla di meglio di questo servizio, infatti, ha reso chiaro come tra gli Elkann e Tronchetti Provera vi sia un bel patto di amicizia.
Se cosi non fosse, John chieda a Tronchetti perché Tavaroli, suo dipendente, pose in opera una “macchina spropositata” contro una società del suo gruppo. Lo deve a tutti i tifosi della Juve e a tutti i suoi piccoli azionisti. Credo che la risposta la si possa trovare in maniera esaustiva nel libro mai pubblicato di Gigi Moncalvo, del quale molti capitoli sono stati ripresi da questo giornale. E il capitolo interessato (titolo “Giraudo e Moggi, un pericolo per John”) spiega il “metodo” ad ampio raggio che, secondo l’autore, sarebbe stato attuato per far fuori Giraudo e il sottoscritto, passaggio centrale per raggiungere il vero obiettivo: impedire ad Andrea Agnelli, figlio di Umberto, di giungere alla presidenza della Juve, o ad altri più importanti incarichi nel gruppo. Moncalvo narra della morte di Umberto Agnelli e delle prime mosse di Giraudo per preparare il terreno all’ingresso del figlio Andrea nella Juve. L’ad sapeva che l’idea sarebbe stata avversata da altri, ma non immaginava fin dove si sarebbe spinta l’azione diretta ad impedirla. «In rampa di lancio – scrive Moncalvo – è solo John, nulla deve ostacolare questo disegno, qualunque intralcio, grande o piccolo, diretto o indiretto, deve essere abbattuto con la massima decisione.
Un’eventuale entrata in scena di Andrea, per di più col vantaggio indiscutibile di chiamarsi Agnelli, contrariamente al cugino, crea notevoli disturbi a tutta l’operazione, anche se si tratta “solo” della Juve. Bisogna impedire che la popolarità che in un paio d’anni Andrea sicuramente avrebbe raggiunto grazie al calcio lo proietti anche verso altri incarichi, facendolo diventare un potenziale “concorrente” di John, un ostacolo sul cammino della sua ascesa al potere.
Ecco, quindi, che per bloccare l’ascesa di Andrea o anche solo la sua discesa in campo, occorre azzoppare ed eliminare – scrive Moncalvo – i due uomini che hanno pensato a lui, Giraudo e Moggi. Occorre trovare il modo per farli fuori, anche a costo di far del male per qualche tempo anche alla stessa Juventus. Un “danno collaterale” inevitabile, un effetto del “fuoco amico”, un male necessario e calcolato del quale non si può fare a meno. L’origine della storia di Calciopoli, da questo punto di vista, assume una nuova luce».
Moncalvo si sofferma sulle intercettazioni trasmesse dal pm Guariniello alla Figc affinché verificasse se da quelle carte, nelle quali non era emerso nulla di penalmente rilevante, risultassero violazioni ai regolamenti sportivi. Il presidente Figc, Franco Carraro, le tiene chiuse a lungo nel cassetto, poi all’improvviso le tira fuori.
«Perché e su sollecitazione di chi? – si chiede Moncalvo – Da quel momento si forma la palla di neve che in breve diventerà una valanga. Accade di tutto. La regia giornalistica e il distillato quotidiano delle notizie. I processi sportivi. L’incredibile richiesta del legale della Juventus di condannare la squadra alla serie B. La rinuncia della stessa società a fare ricorso al Tar senza “contrattare” migliori condizioni (come l’annullamento della retrocessione, accettando una forte penalizzazione, come Milan e Fiorentina). La vendita di alcuni pezzi pregiati (Ibrahimovic e Vieira) a una diretta concorrente come l’Inter a un prezzo irrisorio, accompagnato dai ringraziamenti dei dirigenti juventini.
operazione spionaggioI due scudetti tolti a tavolino, uno dei quali assegnato all’Inter proprio da un suo ex consigliere d’amministrazione (Guido Rossi). L’assunzione dello stesso Rossi nel gruppo Fiat con una consulenza di molti milioni di euro. Il mancato coinvolgimento legale nella vicenda di Franzo Grande Stevens, che era il presidente di quella Juventus “chiacchierata”. La scoperta di molte manipolazioni nelle intercettazioni. La “fama” di chi le aveva eseguite e messe a disposizione che figura indagato in importanti inchieste penali. L’operazione-spionaggio che faceva capo a un altro dirigente proprio dell’Inter. Il “patteggiamento” della Juventus anche se la giustizia sportiva non ha scoperto alcun “reato”. Con un punto fermo: la Juve è la maggior danneggiata, Giraudo e Moggi vengono fatti fuori». Su tutto quello che scrive Moncalvo ciascun lettore potrà fare le sue considerazioni. I vecchi juventini so bene cosa pensano. Moncalvo ha avuto il coraggio di scriverlo, ma in tanti conoscono già da tempo la vera storia di Calciopoli.
Luciano Moggi

Pubblicato da Massim. | Commenti (3)


Tag: calciopoli, juve ieri


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giovedì, 3 settembre 2009

Vent’anni dopo, Gaetano Scirea

Archiviato in: Juventus, juve_ieri, personaggi_in_bianconero, racconti_e_parole, varie_e_personali — aleksandr85 @ 01:53:03




Vent'anni. Il tempo di un'intera generazione.
Tanto è passato dal giorno in cui Gaetano Scirea lasciò questa vita senza avere il tempo di salutare nessuno. La sua esemplare esistenza, lo sappiamo tutti, finì su una misera strada polacca per colpa di un banale incidente stradale velato di circostanze beffarde.
Dino Zoff ricorda come gli avesse chiesto di rinunciare a quel viaggio, di non doversi preoccupare di valutare di persona la consistenza del Gornik Zabrze, squadra che probabilmente oggi nessuno conoscerebbe nel nostro paese se non fosse entrata tra i dettagli riguardanti la fine dello storico capitano juventino.

Vent'anni. Ne capitano di cose in tutto questo tempo.
Il calcio poi, è stato letteralmente (s)travolto dall'arrivo della televisione e divorato avidamente da impresari senza scrupoli, che ancora oggi fanno il bello e il cattivo tempo alla faccia dei veri padroni del calcio, i tifosi.
Non credo che questo calcio, questo mondo, fatto di corruzione, puttane e furbetti sarebbe piaciuto a Gaetano. E forse sarebbe stato interessante poter contare sul suo insegnamento, sulla sua integrità per fermarsi a riflettere su quello che il nostro pallone è diventato.
Vent'anni dopo, nel calcio impazzito dei numeri di maglia dall'1 al 99, una società sufficientemente attenta al passato come la Juventus sceglie per l'ennesima volta di assegnare il numero 6 a un giocatore della propria rosa. E' il caso di Fabio Grosso, il terzino campione del mondo. Che però, con tutto il rispetto, con lo storico libero ha veramente poco a che fare.Il ritiro della maglia e la sua consegna all'immortalità nell'immaginario pantheon bianconero non accrescerebbe la leggenda dello storico capitano, semmai eleverebbe gli standard medi in materia di onorificenze pubbliche. Sarebbe però un ulteriore mattone per consolidare il ricordo di una figura che nei prossimi vent'anni rischia di sbiadire sotto i colpi impietosi del
tempo. D'altronde la maggior parte dei ragazzi che ogni domenica anima la curva a lui dedicata, nemmeno l'ha mai visto giocare. Eppure tutti possono vedere il suo profilo signorile impresso nello stendardo appeso sul versante est dell'Olimpico. E forse dovrebbero trovare qualcuno tra le proprie conoscenze che gli racconti chi era Gaetano Scirea. Il giocatore dalla fedina disciplinare pulita (mai un espulsione nè una squalifica in carriera), il giocatore che ha sempre indossato la maglia bianconera, ma anche l'uomo che in vacanza su una spiaggia ligure si fermava a firmare autografi nella zona delle cabine per non disturbare i turisti sotto gli altri ombrelloni. Questo era Scirea.

Quanto sarebbe bello che in questa epoca di vizi e corruzione si riscoprisse la sua eredità, fatta di correttezza, di educazione, di profonda umanità. Sarebbe bello spiegare ai ragazzi che oggi sognano di diventare calciatori che esiste anche un altra possibilità di guadagnarsi la ribalta nello strano mondo del calcio, senza per forza dover essere arroganti, scorretti e maleducati. Liberarsi dagli odiosi stereotipi di oggi. Ecco, essere liberi nell'universo. Come Scirea.

>k§Andr

Pubblicato da aleksandr85 | Commenti (7)


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